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05 Юли 2004 09:45
Il compromesso storico Натиснете тук
.... L'espressione compromesso storico nasce nel 1973, dopo una riflessione sull'esperienza del golpe fascista in Cile da parte del gruppo dirigente comunista. Ma sarebbe assai improprio pensare che questa formulazione e questo concetto costituissero una innovazione radicale, una svolta nella politica del Pci.
.... Al contrario il compromesso storico rappresenta la traduzione in termini politico-istituzionali di una strategia lungamente elaborata e coerentemente assunta dal Pci fin dal 1946; questa strategia assume nel tempo varie formulazioni, come via italiana al socialismo, politica di nuove maggioranze, ma il suo filo di continuitá é costituito da una ricerca costante di un equilibrio fra pratica riformista e linguaggio ideologico rivoluzionario.
.... Negli anni seguenti la morte di Togliatti, un numero crescente di giovani quadri comunisti, soprattutto di formazione studentesca, erano stati attratti fuori dall'orbita del partito da due forze magnetiche importanti : la prima era senza dubbio l'impatto della rivoluzione culturale cinese sia sui vecchi militanti stalinisti, ai quali restituiva una identitá aggressiva antikruscioviana, sia sui nuovi militanti studenteschi, ai quali insegnava principi decisamente antistalinisti come: "le minoranze vanno rispettate perché spesso la veritá é dalla loro parte".
.... La seconda forza magnetica era costituita dalla ripresa delle lotte operate che manifestavano l'emergere di una composizione sociale ormai profondamente mutata rispetto al dopoguerra, e in cui tendevano ad assumere un ruolo determinante le componenti meno omogenee alla cultura comunista tradizionale - come gli emigrati meridionali che a ondate successive venivano a riempire le grandi fabbriche del nord.
.... Il Pci negli anni seguenti al '68 vive due differenti tendenze: da una parte riesce a capitalizzare in termini di voti e di influenza sociale la spinta che proviene dal movimento studentesco, dall'altra si trova a fare i conti con una perdita di autorevolezza e di egemonia fra le avanguardie operaie di nuova formazione. Per la prima volta, nel '69, assistiamo a lotte operaie di massa, autonome dalla direzione sindacale e di partito.
.... A metá degli anni Sessanta, il problema del rapporto fra classe operaia e partito si era posto a piú riprese, in particolare nella Conferenza d'organizzazione di Genova del '66 il partito si era impegnato a ricostruire il suo ruolo in fabbrica; ma il problema per i comunisti era radicale. Proprio perché gli interessi generali dell'economia, della nazione, dello Stato erano considerati il punto di riferimento dell'azione politica del partito, ogni spinta antiproduttivistica, egualitaria e radicalmente anticapitalistica non poteva trovare nel partito una traduzione e una disponibilitá adeguata.
..... Di fronte al formarsi di una nuova composizione di classe, in seguito all'immissione di operai giovani e immigrati, estranei alla tradizione politica comunista, estranei al mito produttivista di derivazione gramsciana, e soprattutto estranei alla cultura statalista del movimento operaio ufficiale, il Partito comunista cominció a perdere sempre piú rapidamente il controllo delle lotte di avanguardia.
..... All'estremismo operaio il Pci rispondeva con la politica delle alleanze con i ceti medi; ma quella che fino agli anni Sessanta poteva sembrare una politica rivolta a conquistare egemonia culturale e direzione politica, dopo il '68, e ancor piú dopo l'autunno caldo, apparve puramente e semplicemente come una politica di cedimento, di sgretolamento della forza politica operaia.
..... Il '73 rappresenta indubbiamente l'anno chiave in questo processo di divaricazione tra avanguardie operaie e Partito comunista. E ció per due opposte ragione. Le avanguardie operaie e proletarie ricevettero un segnale decisivo dall'occupazione di Mirafiori: era possibile organizzarsi autonomamente fino al punto di scatenare l'occupazione della piú grande fabbrica italiana, senza alcuna partecipazione del sindacato e del partito, anzi dichiaratamente contro queste forze.
..... Il Pci ricevette un segnale del tutto opposto dal colpo di Stato fascista cileno: non é possibile andare ad uno scontro frontale con la borghesia, anche se si é forza di maggioranza, perché questo provocherebbe una reazione di tipo fascista, e dunque bisogna proporre al maggior partito della borghesia un compromesso che rappresenti la congiunzione fra tutte le forze sociali del paese in una prospettiva di solidarietá nazionale. Niente di piú distante dalle tensioni che attraversavano l'intero corpo sociale. La divaricazione fra Partito comunista ed avanguardie sociali divenne scissione verticale, contrapposizione violenta.
..... Ma dopo il '73 la scissione fra partito e avanguardie cominció ad assumere anche un altro contorno, piú drammatico e piú profondo di quello costituito da una semplice divaricazione politico-programmatica. Cominció ad assumere le caratteristiche di una spaccatura fra due settori dell'area sociale del proletariato metropolitano. In sostanza, cominció a delinearsi quella divisione fra proletariato garantito e proletariato non garantito che nel '77 costituí il motivo piú importante della crisi della sinistra.
.... Quando diciamo proletariato non garantito non intendiamo unicamente i disoccupati, gli studenti, i giovani in cerca di prima occupazione, ma intendiamo anche quelle fasce di nuovo lavoro operaio che erano piú esposte agli effetti della ristrutturazione e della riduzione di forza-lavoro che, nel corso degli anni Settanta, cominció a delinearsi come tendenza inevitabile dello sviluppo produttivo e della trasformazione tecnologica.
..... Una prima avvisaglia di questa tendenza, ad esempio, la troviamo nella vertenza dell'Innocenti, dove il padrone espulse un terzo della manodopera, guarda caso proprio gli operai giovani, molti dei quali legati alle formazioni politiche dell'autonomia. Nell'autunno del '76 si giunse allo scontro fra gli operai licenziati (che volevano rientrare in fabbrica insieme ad alcune centinaia di studenti e militanti autonomi) e gli operai anziani, legati al Pci, il cui posto di lavoro, per il momento, non veniva intaccato.
.... La politica del Pci di fronte all'emergere di un movimento dei non garantiti, che nel '77 si manifestó in tutta la sua ampiezza e in tutta la sua potenza distruttiva, fu tale da accentuare in modo provocatorio la contrapposizione, e da spingere, indirettamente, alcune frange significative di avanguardie operate verso la lotta armata.
.... Sospinto dalla vittoria elettorale del '76 e dall'adesione (per lo piú in funzione servile e funzionariale) di un enorme numero di intellettuali con la vocazione a fare i burocrati del consenso, il Partito comunista giunse fino a formulare la piú delirante e suicida delle parole d'ordine: la classe operaia si fa Stato. Fare questa affermazione, lanciare questo slogan nel momento in cui la crisi distruggeva posti di lavoro e lo Stato si preparava ad attaccare i non garantiti e gli stessi operai non pacificati, voleva dire lanciare il seme della discordia dentro il movimento in lotta, dentro la sinistra e dentro il proletariato. Quel che accade dopo, nel '77, non é che una parziale conseguenza di questa politica di divisione (come vedremo del resto nel capitolo dedicato alla discussione fra gli intellettuali svoltasi nel '77). Ma é stato il Pci che piú di tutti ha pagato le conseguenze della paviditá teorica e della subalternitá politica della strategia del compromesso storico e della statalizzazione degli operai.
..... Avendo rifiutato in modo preconcetto ogni proposta proveniente dal proletariato autonome non garantito, e avendo sposato in maniera acritica le esigenze del capitalismo italiano che pretendeva di dover ristrutturare per poter uscire dalla crisi, il movimento operaio rinunció a muoversi nella direzione di una campagna di lotta, di rivendicazione e di trasformazione, che pure emergeva dalle lotte operaie, dalla contestazione giovanile e dalle richieste dei disoccupati: la campagna per la riduzione generate dell'orario di lavoro.
..... Quando, nel '77, prima le assemblee operaie autonome, poi le istanze di movimento, poi addirittura un'assemblea nazionale operaia (il Lirico dell'aprile) e anche ampi settori del sindacato lanciarono la parola d'ordine: lavorare meno lavorare tutti, riduzione dell'orario di lavoro a paritá di salario, il Partito comunista respinse questa prospettiva come se si trattasse di una provocazione.
.... Pagó questa chiusura e questo servilismo filopadronale quando, solo tre anni dopo, Agnelli - ormai rinfrancato perché i comunisti lo avevano aiutato ad espellere dalla fabbrica il "fondo del barile" (espressione del comunista antioperaio Adalberto Minucci) - cacció fuori quarantamila operai e distrusse l'organizzazione operaia e l'intera forza dello stesso Partito comunista. Comincia in quel momento la crisi senza sbocchi del Partito comunista italiano. (PRIMO MORONI/NANNI BALESTRINI - L'ORDA D'ORO - SugarCo 1988 )
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